giovedì, marzo 01, 2007

Poesie

Voglio mettere a confronto, per un possibile parere sulla diversità dei sentimenti e dei contenuti, poesie scritte qualche anno fa e poesie recenti. Io non ricordo bene quando ho iniziato a comporre così come non ricordo quando ho iniziato a nuotare. E' qualcosa che è stata sempre dentro di me e che faccio da sempre fin da quando ero molto bambino, ma non mi sono mai proposto agli altri, se non adesso sul blog.

L'amore del marinaio
Tastavi con le tue moine
tra il pettaccio della giacca e la camicia.

Io,
ebbro di vino,
ti lasciavo fare;
ma non capivo il tuo scopo
ora che l'amore era finito.

Quando me n'andai
m'accorsi, nel pagare il taxi,
che il portafogli era sparito.

Capivo troppo tardi
le tue scene nel lasciarmi,
il tuo abbraccio di saluto,
il tuo amore prezzolato.
Vincent


Addio
Il nostro silenzio,
spoglio di immagini
e di teneri amplessi
ci vedeva seduti sulla panchina

Eremiti dell'amore,
sorseggiavamo sfiniti
quel calice amaro
che avevamo ereditato
da mille e mille ombre
che si beffavano di noi
a mani giunte
nell'ave crepuscolare
su un palcoscenico di ciotoli,
dietro un sipario di pini
nella rappresentazione drammatica
della scena di chiusura.
Vincent

Immensi silenzi
Chiusa la porta.
In difesa della tua solitudine
ti confondi tra i rami degli alberi,
inaccessibili alberi.
Giù nel sentiero
un uomo guarda le foglie gialle cadere
e tra i rami scorge la luce del sole.

Immensi silenzi


Sagome e tormenti
controluce si confondono
e turbano la mente.
Foglie gialle e verdi,
riflessi pungenti,
emozioni,

tenerezze,
sogni,
incertezze;
tutto in discussione
pure l'essere,
goccia o mare
senza limiti e confini.

le foglie gialle cadono,
le foglie verdi ingialliscono.
Vincent

Ora voglio proporre qualche poesia che ho scritto recentemente:

IL Mercato dei Pupi.

Nel centro antico,
strade strette,
finestre che guardano finestre,

nell’intimità semi nascosta da tende velate
che lasciano trasparire senza trafugare

la reale dimensione
d’una vita di falsi pudori e grandi illusioni.

E’ la vita che passa,
ogni giorno che passa,
sull’uomo che passa,
nel tempo immobile e cristallizzato
di un’epoca che corre a perdi fiato.

Giù nelle strade,
aromi e spezie,
pesci, frutti esotici, abiti usati,
una folla marcia impazzita
tra i tendoni variopinti
per riempirsi la pancia
senza mai alzare gli occhi al cielo.

Poi nel crepuscolo,
tra le luci che s’accendono,
grida, risate, pianti, profumi e sapori
allagano l’aria delle strade strette
con il rimpianto melanconico di non esser tra di loro.

Lingue sconosciute,
ombre che si confondono col nero delle stanze,
tra le lenzuola bianche.
Angosce che s’addormentano nell’intimità confusa
tra nostalgici rimpianti e illuse speranze
d’una povertà ormai conclusa.

E’ la vita che passa,
senza sapere perché
senza sapere quando.

Vincent


L’oro dei poveri.

Nel fuoco del tramonto
gabbiani e vele bianche scivolano sul mare
mentre sulla spiaggia dorata
canzoni d’amore
e una vecchia chitarra
salutano il sole che scompare.

Che nostalgica malinconia m’assale!

Il sole torlo d’uovo
si riflette sulle acque azzurro cupo
galleggiando come oro.
L’Oro dei poveri,
che converge naturalmente
negli occhi e meraviglia le menti.

Si!, si può essere felici
senza possedere niente!

Solo uno sguardo,
una canzone stonata,
una chitarra scordata,
un bacio rubato,
un pallone bucato,
un sospiro d’amore,
un tenero abbraccio,
e tu che senza malizia,
mi offri il tuo seno,
gonfio di passione,
dietro una capanna sgangherata
nelle lunghe ombre di un sole
che languidamente muore.

Vincent




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